Al giornalista francese che gli domandò qualcosa in merito alla volontà di ferro e alle motivazioni personali che lo avevano spinto fin lassù, Bonatti rispose che «l’aver inventato la macchina fotografica non esclude che si possa ancora dipingere». Tutto qua. Viaggiare in bicicletta è semplicissimo. Nessuna velleità, niente di speciale. Solo la voglia di viaggiare. Sono cresciuto con le imprese mitiche di Walter Bonatti e la poesia di Fabrizio De Andrè. Devo a mamma e papà il mio desiderio di vedere il mondo e tutto il resto.viaggio in bici

Bikethehistory è questo: girare il mondo con la bici sui luoghi dell’uomo, della storia, della natura.

L’idea è nata con Lorenzo Pevarello. Mio amico speciale. E regista. Abbiamo pensato che sarebbe stato bello raccontare frammenti di mondo pedalandoci sopra. Le storie dei luoghi e di chi li ha abitati, i paesaggi dell’uomo e paesaggi della natura, i paesaggi della storia e i paesaggi della mente.

Ho imparato dai “giganti” a conoscere il mondo. Pitea ha raccontato per primo l’ultima Thule (l’Islanda), Alexander Dumas le Alpi, Victor Hugo i Pirenei, Jack London il Canada, Jon Krakauer l’Alaska, Jack Kerouac “la strada”, Luis Sepulveda la Patagonia, Reinhold Messner l’Himalaya, Karen Blixen il Kenia, Czeslaw Milosz la Mitteleuropa, Charles Darwin l’origine delle specie, Fabrizio De Andrè il mondo degli sconfitti, James Matthew Barrie la voglia di volare di Peter Pan, Johanna Spyri le Alpi svizzere di Heidi e Antoine de Saint-Exupéry gli asteroidi dello spazio nelle avventure del Piccolo Principe. Questo è il mio taccuino dei giganti della letteratura. Il vostro sarebbe differente, sicuramente più ricco e colorato.

La voglia di viaggiare ha radici antiche e origina da qualche parte tra la coscienza e l’intenzione. Un tempo, 13 mila anni fa, nel passaggio graduale dal nomadismo al sedentarismo l’uomo scelse lentamente il modello di vita stanziale andando incontro a maggiori sicurezze e garanzie. Fu allora che gli spazi, genericamente intesi come parti di mondo geografico e morfologico, divennero territori, percepiti come propri dalle comunità di individui che li abitarono. Abbandonando la vita nomade, l’uomo si portò dentro quel bisogno di avventura che non lo avrebbe più lasciato.

Con una bici viaggi lentamente. Riesci a sentirti un po’ più viaggiatore e un po’ meno passeggero. Ti guardi intorno e puoi leggere quello che vedi. È un modo come un altro. Come camminare, come navigare.

notte in tendaNel 1999 ho fatto il mio primo viaggio in bicicletta. Mi ci portò Roberto Della Maria, amico inseparabile di ogni piccola avventura, che mi ha guidato in giro per il mondo e mi ha aspettato in cima a ogni salita. Avevo vent’anni nel 1999, lui ne aveva quaranta. Poi, insieme a noi, altri splendidi amici e tra di loro il mitico Riccardo Goi, compagno di tante notti con la tenda, come quella volta che restammo senza viveri in America Latina.

 

Tanti viaggi in questi anni e mai nessuna impresa. Nulla di speciale. Solo la voglia di viaggiare fino all’emozione più bella sulla cima del Kilimanjaro, con mia moglie Silvia, alcuni mesi fa.

Per il futuro e per il presente, le Montagne Rocciose.

adb