“Viste da una strada trafficata, o da una vetta remota, o da un ombroso punto nel deserto le grandi montagne incarnano il passato, il presente, il futuro. Sono le estreme vestigia di un luogo senza tempo in cui l’uomo può precedere di un passo la civiltà e fermarsi, per un attimo. Alle pendici si estendono la tundra artica, gli aridi canyon e le luci cittadine di Calgary e Denver. Ma quassù, il mondo appare in qualche modo diverso: volto al meglio e avventuroso. Quassù, l’aria è sempre frizzante e libera”. John Gunn scriveva così delle Montagne Rocciose, quando, all’inizio degli anni Novanta, firmò la prefazione di uno dei più importanti libri fotografici sulle Rockies. Serve altro? Bastano queste righe per appassionarsi.

Le Montagne Rocciose comprendono almeno 60 catene minori che si estendono dal Canada al Nuovo Messico. L’idea di andarci in bicicletta è un piccolo sogno e un modo come altri per occuparsi il tempo libero durante le vacanze. Le ho messe tutte insieme, le ferie che non avevo ancora fatto, e ho deciso di partire per vedere che succede.

Rocky MountainsPosso permettermelo perché ho qualcuno a casa che mi aspetta. La fortuna più grande, che si chiama Silvia. Altrimenti non partirei.

L’idea è quella di cominciare a San Francisco e di lì muoversi in direzione ovest-est fino al Nuovo Messico, nei pressi di Santa Fe, dove cominciano le Rocky Mountain. Sulla strada per Santa Fe ci sono i grandi parchi degli States. Lo Yosemite, il Grand Canyon, la Monument Valley. Per questo ho scelto di cominciare dalla California. Poi, raggiunto il Nuovo Messico, mi piacerebbe percorrere da sud a nord le Montagne Rocciose fino al confine tra gli Stati Uniti e il Canada. Tanti i temi che vorrei affrontare come piccole curiosità: l’idea delle Montagne Rocciose quale frontiera politica e naturale nei piani di Thomas Jefferson, lo spartiacque orografico più famoso al mondo del Continental Divide, l’antica via degli emigranti nota come la Via dell’Oregon, le rotte dei primi esploratori con la Pista di Lewis e Clark, le strade della corsa all’oro, i luoghi delle prime “vie ferrate” o la salita al Monte Evans, sulla strada asfaltata più alta del Nord America.

Ecco, questo e altre storie. Vedremo che succede, strada facendo, un giorno dopo l’altro.

Con Lorenzo Pevarello cercheremo di aggiornare questo sito e questo blog, i cui contenuti sono visibili sui canali di Montura (pagina FB, youtube e sito) e sulla pagina FB “bikethehistory”.

Sarò da solo in America con la tenda e il sacco a pelo. Girerò qualche filmato e spedirò a Lorenzo i materiali, che ci lavorerà un po’ sopra per farne alcune clip. Alla fine del viaggio cercheremo di produrre un filmato su questa esperienza e un libro come diario di viaggio per raccontare un territorio nei suoi aspetti naturali, storici, e culturali.

loghi dei partnerIl progetto è reso possibile grazie a Montura Editing per la sensibilità umana e intellettuale di Roberto Bomabarda, che ha creduto in “bikethehistory” e in ciò che rappresenta.

Mi sostengono Real Web e Saidea, alle quali sono legato con riconoscenza. Grazie soprattutto a Mara Rinner e a William Nicolussi, ad Alessandro Lodetti e a Luca Scatena, a Giampaolo Cipriani.

Un grazie grande anche Roberto Socin, viaggiatore di lungo corso, per i consigli che mi ha “passato” e per il tempo che mi ha dedicato.

Sul percorso, infine, ho seminato qualche debito di gratitudine.

Un abbraccio a uno zio speciale, per esserci sempre e per esserci sempre stato!

E un abbraccio a un amico vero, il cui aiuto è stato prezioso. Mitico Davide Delfino. Per tutto quello che lui sa, con un saluto speciale a Jacopo, che è arrivato con la primavera.

adb